Attenzione ai falsi deleganti
C’è chi si lascia offuscare dalla sindrome del “Ti lascio fare, ma a modo mio”, dove la delega è solo un atto formale: tutto è già stato deciso e predisposto a monte. Le direttive – impartite sotto mentite spoglie – devono essere seguite alla lettera; c’è chi si è costruito intorno a sé un muro di diffidenza : si convince del fatto che i membri del proprio team non siano sufficientemente preparati, basandosi sull’errata credenza che le delusioni del passato con vecchi collaboratori si riproporranno con feroce certezza anche in futuro. Non è disposto a cedere alcun compito, anche se questo dovesse saturare completamente il suo tempo con attività secondarie; c’è chi interpreta la delega come un totale trasferimento della responsabilità, liberandosi da ogni onere di supporto e supervisione, salvo poi essere pronto, con lucida freddezza, ad attribuire colpe o ad assumersi meriti, a seconda dell’esito del progetto; c’è chi finge di concedere autonomia ai propri collaboratori, ma non li lascia mai a briglie sciolte, soffocandoli con continue richieste di aggiornamenti. Inoltre, al primo piccolo intoppo, rientra in campo a gamba tesa per riprendersi tutte le attività demandate; c’è chi non riesce a essere chiaro nella comunicazione, sia nell’assegnazione dei compiti che nella restituzione dei feedback; infine, c’è il tipo peggiore di manager: quello che, avendo intuito le potenzialità dei propri collaboratori, sceglie consapevolmente di non farli crescere, né d’investire sulle loro abilità, assegnando soltanto compiti di poco conto. Ciò, per timore di risultare inadeguato vicino a loro, poiché possono mettere in ombra la sua posizione di potere.