
Churchill decide, Montgomery pianifica, il Social Media Manager posta
Dalla strategia alla trincea digitale, il marketing spiegato senza template
Anni '90: "Mi occupo di Marketing." Risposta: "Ah ok, fai le pubblicità!"
Oggi: "Mi occupo di Marketing." Risposta: "Ah ok, gestisci i social!"
Lo sminuire dell'enorme area di intervento del marketing a queste attività superficiali mi ha sempre spinto a specificare meglio: "Sì, ma Marketing Strategico, in campo B2B per l'internazionalizzazione del mercato". A quel punto l'interlocutore in genere tace, principalmente perché non ha capito nulla e sta cercando di darsi una risposta da solo, probabilmente aggrappandosi al termine "strategico" come a una boa.
Lo stesso imbarazzo lo trovo quando, intervistando candidati per l'area marketing, si presentano giovani volenterosi che sfoggiano i loro profili social e il numero di follower. Poi chiedo loro se conoscono le basi del marketing, tipo le 4P, e mi guardano come cerbiatti in autostrada, accecati dai fari.
Insomma, pare che questa disciplina sia tanto nominata quanto sconosciuta!
Partiamo allora da una definizione indiscutibile (per quanto, in quest'ambito, valga tutto): quella di Philip Kotler, che definisce il marketing come:
"La scienza e l'arte di esplorare, creare e offrire valore per soddisfare i bisogni di un mercato target, generando al contempo un profitto."
Già: scienza e arte... due mondi opposti nella stessa frase! E poi "esplorare, creare e offrire valore": attività poco codificate nei processi aziendali tradizionali.
Come poteva il marketing, con queste sue ambiguità, non essere accostato al mondo militare, così gerarchico e standardizzato?
Ecco che si usano termini come "Campagna", "Mordi e Fuggi", "Guerra dei Prezzi" e, ovviamente, "Marketing Strategico".
In accademia, si divide il marketing in Strategico e Operativo. Il primo definisce le grandi direttrici, il secondo si occupa dell'esecuzione quotidiana. Ma la distanza tra i due è tale che propongo di riconoscere un livello intermedio: il Marketing Tattico.
Per spiegare le differenze tra questi tre livelli, prendo spunto da una storia militare ben nota: la campagna d'Africa della Seconda Guerra Mondiale.
Lo stesso imbarazzo lo trovo quando, intervistando candidati per l'area marketing, si presentano giovani volenterosi che sfoggiano i loro profili social e il numero di follower. Poi chiedo loro se conoscono le basi del marketing, tipo le 4P, e mi guardano come cerbiatti in autostrada, accecati dai fari.
Insomma, pare che questa disciplina sia tanto nominata quanto sconosciuta!
Già: scienza e arte... due mondi opposti nella stessa frase! E poi "esplorare, creare e offrire valore": attività poco codificate nei processi aziendali tradizionali.
Come poteva il marketing, con queste sue ambiguità, non essere accostato al mondo militare, così gerarchico e standardizzato?
Ecco che si usano termini come "Campagna", "Mordi e Fuggi", "Guerra dei Prezzi" e, ovviamente, "Marketing Strategico".In accademia, si divide il marketing in Strategico e Operativo. Il primo definisce le grandi direttrici, il secondo si occupa dell'esecuzione quotidiana. Ma la distanza tra i due è tale che propongo di riconoscere un livello intermedio: il Marketing Tattico.
Per spiegare le differenze tra questi tre livelli, prendo spunto da una storia militare ben nota: la campagna d'Africa della Seconda Guerra Mondiale.
