Il problema come impulso evolutivo
E se vi scrivessi che il nostro cervello è programmato per comportarsi così? Che siano semplici o intricati, non possiamo fare a meno di generare problemi sempre nuovi e/o di buttarci a capofitto nella loro risoluzione.
I problemi, volenti o nolenti, fanno parte del nostro percorso di crescita e le emozioni negative che spesso li accompagnano non sono altro che dei feedback evolutivi, dal valore adattivo, che ci spingono ad apprendere, agire, evolverci e affinarci.
Ma c’è di più: il nostro cervello non ama tenere le cose in sospeso.
Quando ci troviamo di fronte a un ostacolo irrisolto, si genera in noi una sorta di tensione emotiva che immagazzina, conserva e fissa tutte le informazioni relative.
E noi non le lasciamo andare finché non abbiamo chiuso il ciclo. Anche quando consciamente dichiariamo la resa, il nostro cervello continua a lavorarci incessantemente. Anche di notte.
Effetto Zeigarnik
Questo fenomeno prende il nome di effetto Zeigarnik - in onore della psicologa che lo ha postulato - e descrive come quella sensazione di incompiutezza ci faccia ricordare con più intensità e persistenza i compiti incompleti rispetto a quelli portati a termine.
Per inciso: volete conoscere una sua applicazione “divertente” (in senso ironico, s’intende)?
Il maledetto espediente narrativo del cliffhanger: quello che spezza a metà il colpo di scena degli ultimi minuti di un episodio, solo per costringervi a desiderare ardentemente di vedere quello successivo.
Il che, nella maggior parte dei casi, si traduce in una maratona notturna e in una sveglia drammatica la mattina dopo.
Ma stiamo divagando. O forse no.
Perché quel desiderio bruciante di chiudere il cerchio, di sapere come va a finire, non è poi così diverso da quello che proviamo quando ci manca la soluzione a un problema reale.
E, soprattutto, non è casuale. Così, ogni volta che risolviamo un problema – che si tratti di una strategia di lavoro, un rebus mentale o la fine di una serie TV – il nostro cervello ci premia.
Il circuito della ricompensa entra in azione: viene rilasciata dopamina, il neurotrasmettitore del piacere e della motivazione.
È un rinforzo positivo che stimola e incentiva la ripetizione del comportamento.