Dal talento incompreso al disastro annunciato
Il giovane getta la maschera del personaggio che si era costruito e mostra la sua vera natura.
Non prende sul serio la formazione – che sia obbligatoria o meno –; la gentilezza lascia il posto alla maleducazione; la voglia di riscatto muta in una superbia tipica di chi si sente superiore agli altri in tutto.
Per lui, apprendere diventa un optional: è convinto di riuscire a rabbonire facilmente i potenziali clienti con “quattro frasi imparate a memoria”.
La sua sola verve è, secondo lui, in grado di fare la magia. Peccato che la vendita, quella vera, non sia uno spettacolo d’improvvisazione.
Né un siparietto comico dove due battute ben assestate possano conquistare il cuore del pubblico.
Non quel tipo di pubblico, almeno, dove la conoscenza tecnica fa la differenza.
Nei mesi di prova – i più lunghi della vostra vita – insulta i colleghi, inimicandoseli; snobba completamente il metodo; i potenziali clienti lo mettono alla porta perché non gradiscono il suo atteggiamento arrogante e aggressivo.
Insomma, fallisce su tutta la linea e, naturalmente, la colpa non è mai la sua.
L’epilogo di questa storia lo possiamo facilmente intuire.
Ma è proprio da questo esempio (e da molti altri simili) che nasce l’idea di questo articolo: per raccontare quanto possa essere pericoloso un fenomeno fin troppo diffuso, dentro e fuori le aziende: l’effetto Dunning-Kruger.