E cosa c’è di meglio per capire questa teoria di un bel caso aziendale? (I nomi, tranquilli, sono inventati).
Tony, ascesa e (non) crollo di un manager
È una giornata come tante. Tony Sugamàn, operaio specializzato nella produzione di rondelle, viene intercettato dal CEO in visita al reparto.
"Tony, ho visto che ha le migliori performance tra tutti! È un esempio per l’azienda, e per questo la promuovo a capo reparto. So che non mi deluderà!"
Emozionato, Tony comincia a formare i colleghi, scrive procedure, introduce controlli qualità. Il risultato? Mai il reparto aveva lavorato così bene.
Dopo poco, ecco di nuovo il CEO: "Eccellente lavoro! Ora coordinerà anche i reparti Bulloni e Dadi."
Tony si dedica anima e corpo. Nuovi macchinari, nuove persone, nuove sfide. Dopo stress, orari impossibili e qualche capello bianco, riesce a portare efficienza anche lì.
Ma arriva la terza promozione: "Sugamàn, lei è un esempio per tutti. Da oggi sarà a capo della divisione Metal! Si occuperà di operations, processi attivi e passivi, supportato naturalmente dalle funzioni di staff per budget e asset management."
Tony si siede sul trono più alto della sua vita… e si accorge che non ci capisce nulla. Lui è un tornitore, non un economista.
E così, Tony raggiunge il suo livello di incompetenza. Nessun’altra promozione. Nessun licenziamento (troppo costoso). Ma anche nessun risultato. Se vi sembra una barzelletta, sappiate che Pluchino e colleghi hanno persino dimostrato matematicamente che, per evitare gli effetti del Principio di Peter, le promozioni dovrebbero essere assegnate… a caso.
Sì, davvero.
Ma allora: come si costruisce un’organizzazione efficiente? Tranquilli, ne parliamo nei prossimi articoli.